Chen Li alla ricerca dell’immortalità – terza parte

Nel bagliore dei muschi vedemmo chiaramente alcuni nostri compagni intrappolati da quelle piante simili a corde che silenziosamente si erano animate e stringevano i malcapitati trascinandoli verso l’alto. Questa sorte era capitata ai poveretti che dormivano al limitare della foresta, più lontano dal letto del torrente. Molti uomini allora andarono in loro soccorso sfoderando le armi e provando a tagliare quelle liane che li legavano. Altri, spaventati, entrarono in acqua per allontanarsi maggiormente dal pericolo, ma anche lì furono attaccati e trascinati rapidamente fra i rami.
La foresta si era animata come un essere vivente e stava predandoci. Compresi che la totale assenza di animali era causata proprio da questo aspetto della natura della foresta. Eravamo in trappola in balia di oscure forze contro le quali apparivamo impotenti, destinati ad una tragica fine.
Intorno a me gli uomini lottavano per respingere le liane che come serpenti strisciavano fra la bassa vegetazione per sorprenderci alle caviglie o che calavano dall’alto come fruste annodandosi alle braccia e al collo. Poi un ruggito riempì l’aria e come la visione del mio sogno un Qilin avanzò in mezzo a noi. Il suo manto era di cinque colori. La sua criniera rossa come le fiamme, il ventre giallo, blu le scaglie sul dorso che sfumavano al bianco sui fianchi. Le zampe nere terminavano con zoccoli possenti che però non sembravano calpestare il terreno. La sua presenza emanava una serenità che riempiva l’animo di tutti noi. Immediatamente le liane si ritirarono e l’attacco terminò. Il Qilin si mosse in mezzo a noi. Eravamo tutti immobili nonostante le ferite e lo sgomento provato durante quell’attacco fulmineo. Gli occhi di tutti erano posati su quella bestia che popolava i racconti delle nostre genti, ma che nessun uomo aveva mai incontrato. Eravamo dunque giunti in una terra mistica dove vivevano i le leggende delle nostre tradizioni? Avevamo fatto naufragio sull’isola di Penglai dove soggiornavano gli otto immortali? Avevamo dunque raggiunto la meta del nostro viaggio e il Qilin era un emissario celeste che ci aveva protetto per permetterci di portare a compimento la nostra missione?Questi erano gli interrogativi che mi ponevo mentre guardavo l’animale dirigersi verso me.
Arrivato solo a pochi passi guaì come un cucciolo ed io potei specchiarmi nei suoi profondi occhi neri. Lì trovai tutte le risposte. Tesi la mano per toccare la grande testa del Qilin. La pelle del viso era ricoperta di una peluria bianca che si faceva più folta e lunga risalendo verso la criniera rossa dalla quale spuntavano due corna da cervo. Il suo corpo era caldo e vibrava al mio tocco. Le scaglie sul dorso erano ruvide e dure come se indossasse una corazza di protezione.͞
“Uomini, il cielo ci ha inviato un messaggero. Con il Qilin al nostro fianco non dovremo temere più alcun pericolo. Sarà lui a guidarci al monte Penglai, la dimora degli immortali. Al loro cospetto porteremo a termine la nostra missione per la gloria del nostro imperatore celeste. A lui consegneremo l’elisir di vita eterna e il nostro nome sarà ricordato da tutte le genti che abitano al di sotto del cielo per ogni giorno a divenire.͟”
Riposammo così, rassicurati dalla presenza del Qilin e al mattino ripartimmo dopo aver fatto scorta d’acqua. Il nostro numero si era ridotto e alcuni erano malconci e riuscivano a tenere il passo con grande fatica, ma il morale non era mai stato così alto come in quel momento. Io viaggiavo sempre a fianco di quella splendida creatura che ci aveva soccorso, sicuro come non mai di guidare la spedizione nel luogo tanto agognato e infatti dopo due giorni di cammino, trascorsi finalmente senza alcun imprevisto, il paesaggio mutò e ci lasciammo alle spalle quell’odiosa foresta. Davanti a noi si apriva un’ampia radura verdeggiante. Ciò che ci riempì di gioia fu, dopo così tanti giorni, riprovare la sensazione del calore della luce solare. La nebbia che ci aveva accolto sulla spiaggia era solo un ricordo lontano. Il sole splendeva su noi in un meraviglioso cielo azzurro. Ci concedemmo alcune ore di riposo. Mandai gli esploratori alla ricerca di un luogo per accamparci e chiesi loro di cercare anche tracce di una possibile presenza umana. Per quanto remota ed irraggiungibile, era lecito immaginare che questa terra non fosse del tutto disabitata.
Io rimasi a prendermi cura dei feriti e ad osservare il Qilin che si manteneva al limitare della foresta come se quello fosse il suo regno, alle porte del quale ci aveva scortato per difenderci dai pericoli che vi si celavano. Alla luce del sole il suo manto splendeva e la criniera sembrava veramente formata da fiamme che si muovevano al vento. Lo accarezzai e gemette. Guardandolo negli occhi capii che ci saremmo dovuti separare. Ma prima ebbi come una visione. Un monte maestoso la cui cima è perennemente avvolta dalla nebbia. Sopra il monte un tempio dalla forma ottagonale. Al centro del tempio otto gradini portano ad un luogo scavato nella roccia. Alla base della scalinata una lampada il cui fuoco dura in eterno. Alla luce del fuoco un’ampolla dorata in cui si trova l’elisir di vita eterna.
Mi riebbi mentre il Qilin scompariva nella fitta vegetazione. Tornai dagli uomini che stavano approntando il campo in un luogo riparato da alcune rocce. Gli esploratori non avevano trovato alcuna traccia di civiltà, ma in compenso erano riusciti a catturare della selvaggina e quella sera cenammo con carne fresca dopo molto tempo.
Nei giorni seguenti proseguimmo il cammino orientandoci con il sole che splendeva alto. Superammo delle colline e ci ritrovammo in una valle al centro della quale scorreva un fiume. Oltre il fiume vi era una foresta rigogliosa dalla quale si ergevano ripidi pinnacoli di roccia che svettavano nel cielo come lance. In lontananza riuscivamo a vedere il profilo di una catena montuosa. Era quella la meta ultima del nostro viaggio. Raggiungemmo la sponda del fiume. L’acqua correva veloce in direzione opposta a quella che dovevamo seguire noi. Probabilmente il fiume nasceva fra quelle montagne che scorgevamo in lontananza. Valutammo la possibilità di costruire una zattera, ma i marinai che erano con noi dissero che la corrente era troppo forte e non ci avrebbe permesso di risalire il fiume. Ci accampammo dunque decisi a proseguire il nostro cammino l’indomani.
Dopo l’attacco subito giorni addietro alcuni uomini mostravano però segni di inquietudine al pensiero di dormire fra gli alberi e dovetti dar fondo a tutto il mio carisma e alla mia sapienza per convincerli a riprendere il viaggio nella foresta. Senza il Qilin al nostro fianco il morale era calato e la strada per raggiungere il monte era lunga ed impervia. Ma a differenza della foresta in cui avevamo rischiato la vita, questa non mostrava nulla di minaccioso sembrandoci simile a quelle presenti nelle zone più remote della nostra nazione che ho avuto modo di studiare approfonditamente grazie al maestro Xu Fu. Il viaggio non fu scevro da pericoli, e perdemmo anche degli uomini che avevo mandato in esplorazione in una zona più distante dal fiume che segnava il nostro cammino. Scomparvero senza lasciare tracce e dopo averli attesi e cercati decidemmo di proseguire.
Ebbi modo di studiare la vegetazione e le molte specie animali che popolavano la foresta. Vi era una moltitudine di uccelli variopinti e scimmie che si muovevano furtive fra i rami al nostro passaggio. Sembravano scortarci dall’alto e spesso incuriosite dalla nostra presenza si avvicinavano scendendo dagli alberi mentre sostavamo per rifocillarci. Quella compagnia rendeva allegri gli uomini che alcune volte vidi condividere il loro cibo con loro. Fortunatamente i viveri non ci mancavano perché il fiume era pescoso, anche se dovevamo fare attenzione ad alcuni predatori che si nascondevano nelle sue acque, e molti alberi davano frutti succulenti.Più ci avvicinavamo ai monti e più la vegetazione diradava divenendo sparsa e poi del tutto assente in prossimità del luogo dove adesso ci troviamo.
Una leggera nebbia scende la sera sul nostro accampamento e dobbiamo accendere dei fuochi per scaldarci. Alcuni esploratori hanno trovato una via sicura che ci permetterà di ascendere. Presto guiderò personalmente una spedizione per raggiungere la vetta del monte Penglai e carpire il segreto che donerà alla nostra nazione una guida che la farà splendere al pari del cielo sopra ogni altra nazione. Mio divino imperatore, ogni forza sarà impiegata per completare la nostra missione e conto di tornare con il dono più grande che un uomo possa portarvi. Nessun mortale si è mai spinto così avanti come abbiamo fatto noi, le insidie che abbiamo affrontato sono state molteplici e molte ancora saranno le prove che dovremo superare, ma nulla potrà fermarci perché siamo sostenuti dalla vostra volontà divina. A questo rotolo ho affidato la descrizione del percorso che ci ha portato fin qui. Possano queste parole, se vi dovessero giungere prima di noi, darvi vigore nell’attesa del nostro ritorno.
Il vostro umile servo Chen Li.

 

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